La nomina del Professor Giuseppe Marino alla redazione dello studio “EU Succession Law in View of the Inheritance of Digital Assets” da parte della Commissione Europea segna un momento cruciale per il futuro del diritto successorio europeo. Non si tratta di una semplice designazione accademica, ma della presa di coscienza da parte delle istituzioni comunitarie di una lacuna normativa sempre più evidente e urgente: come gestire l’eredità digitale nel contesto di un’Europa unita ma con legislazioni nazionali ancora frammentate su questo tema.
Fino a pochi anni fa, parlare di “eredità digitale” sembrava un esercizio futuristico, un argomento da addetti ai lavori. Oggi, è una realtà che impatta milioni di cittadini europei. Pensiamo ai profili social, agli account di posta elettronica, ai servizi di cloud storage, alle criptovalute, ai NFT, alle licenze d’uso di software e videogiochi. Cosa succede a tutti questi beni (o non-beni, a seconda della qualificazione giuridica) quando il loro proprietario decede? Chi ha diritto ad accedervi? E, soprattutto, come si trasferiscono, se si trasferiscono, agli eredi?
Il mandato affidato al Prof. Marino e al suo team non è da poco. Il loro compito sarà quello di analizzare il panorama normativo attuale, individuare le criticità e proporre soluzioni che possano armonizzare le diverse normative nazionali all’interno dell’Unione Europea. Questo è fondamentale, perché la natura stessa dei beni digitali non conosce confini fisici. Un account Google, ad esempio, può essere gestito da un cittadino italiano, avere i server in Irlanda e il proprietario morire in Francia. Le implicazioni transnazionali sono immediate e complesse.
Le Sfide e le Opportunità di un Intervento Normativo
La complessità dell’eredità digitale risiede in diversi fattori. Innanzitutto, la qualificazione giuridica dei beni digitali stessi. Sono considerati beni materiali o immateriali? Hanno un valore economico intrinseco o derivato? Possono essere oggetto di proprietà o solo di licenza d’uso? Le risposte a queste domande variano notevolmente tra gli Stati membri e sono spesso oscurate dalla rapidità con cui la tecnologia evolve, rendendo obsolete le normative esistenti quasi prima che vengano promulgate.
Un altro aspetto cruciale è la protezione della privacy e dei dati personali. Se da un lato gli eredi potrebbero voler accedere a memorie fotografiche o a documenti importanti archiviati online, dall’altro lato, l’accesso indiscriminato potrebbe violare la privacy del defunto o di terzi con cui il defunto ha interagito. Trovare un equilibrio tra il diritto degli eredi e la protezione dei dati è una delle sfide più delicate che il Prof. Marino dovrà affrontare.
Per i nostri lettori, avvocati, notai, studenti e operatori del diritto, questo studio rappresenta un faro per il futuro. Le raccomandazioni che ne deriveranno potrebbero portare a nuove direttive o regolamenti europei che andranno a modificare in modo significativo il diritto successorio come lo conosciamo. Pensiamo alle nuove clausole testamentarie che si renderanno necessarie, alla formazione specifica per professionisti che dovranno districarsi tra protocolli informatici e normative successorie, alle potenziali nuove figure professionali, come il “curatore digitale”, che potrebbero emergere.
L’Italia, in questo contesto, ha già mostrato un certo interesse e qualche timido tentativo di legiferare in materia, ma manca ancora una visione organica e coordinata. Lo studio del Prof. Marino offrirà l’opportunità di confrontarsi con le migliori pratiche europee e di allineare la nostra legislazione a un quadro normativo più ampio e, si spera, più efficace. Il diritto non può permettersi di rimanere indietro rispetto al progresso tecnologico. La sfida è grande, ma l’occasione di plasmare un diritto successorio al passo con i tempi è unica e il contributo del Prof. Marino sarà senza dubbio determinante.